La parola korban (קָרְבָּן) deriva da karov — vicino, il sacrificio, allora, non è perdita, ma movimento. Non è privazione, ma avvicinamento.
Non si tratta semplicemente di offrire qualcosa. Si tratta di rispondere a una chiamata.
Ed è proprio in questo contesto che la Torah dice:“Adam ki yakriv mikem korban…” — “Quando un uomo offrirà da voi un sacrificio” (Va-Icrà/Levitico 1:2).
Quella parola, mikem (מִכֶּם) — “da voi” — diventa il centro di tutto.
Chi deve vedere questa luce?
Il Kohen?
Il popolo?
O il mondo?
“Luce per le nazioni” non significa che le nazioni ci applaudono, significa che ci guardano, ci osservano, ci giudicano.
Significa che a volte ci ammirano. Ma spesso la luce infastidisce.