כִּי־תָבוֹא — Ki Tavo.
Quando entrerai.
Ma entrare dove?
Nella Terra.
Nella responsabilità.
Nella mitzvah.
Nella vita.
La Torah ci porta dalle primizie, dal frutto del nostro lavoro, a una domanda che mi inquieta:
posso scegliere la gioia?
Mosè ha 120 anni. Sa che morirà senza entrare nella Terra. E in quel momento, invece di chiudersi, sceglie di rimproverare il suo popolo — con la delicatezza di chi ama davvero.
È l'apertura del libro di Devarim, la "Mishneh Torah": e proprio questo Shabbat porta un nome speciale, Shabbat Chazon, il sabato della visione. Una tradizione chassidica insegna che ogni anima, in questo giorno, riceve la visione del Tempio già ricostruito — senza saperlo.
Prima ancora di arrivare alle spie, vale la pena fermarsi su un paradosso doloroso: questo popolo ha attraversato il mare a piedi asciutti, ha mangiato il pane del cielo, ha sentito la voce di Dio al Sinai. E adesso: lamento, noia, sfiducia.
Come si dimentica così in fretta? La domanda non è retorica. È la stessa domanda che ciascuno di noi può rivolgere a sé stesso nei momenti di grigiore interiore...