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CONTRO L’OSCURITÀ, SCEGLIAMO LA LUCE. UNA MITZVAH PER LA VITA

Immagine del redattore: arielshimonaedith
arielshimonaedith
9 ott
Tempo di lettura: 5 min

In questi giorni, basta aprire un giornale o accendere la televisione per sentirsi sopraffatti. Sembra che il mondo sia trascinato da una forza cupa, attratta dall’odio, dalla violenza e dalla distruzione.

Vediamo decisioni sconcertanti come il Premio Nobel assegnato a chi ha sponsorizzato e continua a diffondere la falsa accusa di genocidio contro Israele. Vediamo a Padova lasciare che nasca una strana "Camera arbitrale islamica" che dichiara di "voler risolvere controversie civili e commerciali secondo i principi della Sharia". Vediamo muri imbrattati di odio, parole che invocano lo sterminio degli ebrei, minacce contro i rabbini, come quelle denunciate recentemente a Bologna. Vediamo l’antisemitismo rialzare la testa, spesso senza incontrare la ferma condanna che meriterebbe. Vediamo un'europa in cui la violenza islamica sembra esercitare un fascino perverso anziché scuotere le coscienze e richiamare al rispetto della legge e della vita. L'oscurità viene mostrata dai media come se fosse la norma, la maggioranza, il destino inevitabile dell'essere umano.

E ci chiediamo: dove stiamo andando? In quale mondo stiamo lasciando crescere i nostri figli?

Troppo spesso la violenza sembra diventare spettacolo, l’odio una bandiera, la distruzione una causa da celebrare. E ciò che dovrebbe scuotere le coscienze finisce per essere assorbito dal rumore quotidiano, come se fosse inevitabile.

Ma non tutto ciò che fa rumore è maggioranza. Non tutto ciò che è oscuro è destino. E il male, per quanto si faccia vedere, non esaurisce ciò che l’essere umano è capace di essere.

Noi abbiamo un’altra strada. Una strada antica, che comincia con le prime parole della Torah.

Questo Shabbat leggeremo la Parashah di Bereshit, il principio di ogni principio. E domenica 11 ottobre entreremo in Rosh Chodesh Cheshvan, il nuovo mese, che continuerà anche lunedì 12 ottobre.

רֹאשׁ (Rosh) 

Significa "testa", "capo", "principio", "sommità" ma anche "parte migliore". Ed il suffisso  ית-it Trasforma la parola in uno stato legato a ciò che segue, esprimendo "nel principio di..." o "in principio a..."

Dal punto di vista della sintassi ebraica classica, Bereshit non significa semplicemente "In principio" (in senso assoluto, che in ebraico esigerebbe BaRishona), bensì "Nel principio del creare di Dio..." oppure "Quando Dio cominciò a creare...".

Il testo non presenta il primo verso come una cronologia temporale assoluta antecedente al nulla, ma descrive l'atto inaugurale del processo cosmogonico.

In questo momento noi abbiamo l'inizio del ciclo di lettura della Torah che ci rinnova e si rinnova con e per noi ed il nuovo mese.

Il tempo o forse dovremmo dire noi stessi, possiamo ricominciare, possiamo voltare pagina, c'è una conclusione che continente in sé un nuovo inizio.

Sarà perchè a volte arrivano nel mezzo della confusione, quando il mondo sembra aver smarrito la direzione, volte chiedono coraggio proprio quando ci sentiamo più stanchi, più soli, più impotenti.

Proprio in quel momento possiamo, dobbiamo tornare a Bereshit.

La Torah ci conduce al primo atto della Creazione:

וַיֹּאמֶר אֱלֹהִים יְהִי אוֹר וַיְהִי אוֹר

Vayomer Elohim: yehi or, vayehi or.

«Dio disse: Sia la luce! E la luce fu»

Prima ancora che il mondo fosse abitato, prima che la terra producesse frutti e gli esseri viventi popolassero il creato, la luce venne chiamata all’esistenza dalla parola divina.

Il Midrash, Bereshit Rabbah e Tanchuma, ci offre un’immagine meravigliosa. Rabbi Yehudah paragona la luce a ciò che un re prepara prima di costruire il proprio palazzo: accende le lampade e le lanterne per poter vedere dove porre le fondamenta. La luce, in questa interpretazione, precede l’edificazione: permette di vedere, orientarsi e costruire.

Che immagine potente per il nostro tempo!

Non possiamo costruire un futuro luminoso limitandoci a maledire le tenebre. Dobbiamo accendere luci.

E la luce, nella tradizione ebraica, non è soltanto qualcosa da contemplare: è qualcosa da portare nel mondo attraverso le nostre azioni. La Torah ci insegna a scegliere la vita, a praticare la tzedakah, con chesed , bontà concreta che si fa vicinanza, aiuto, responsabilità verso il prossimo.

Non sempre possiamo fermare una guerra, cancellare una menzogna o impedire a una voce d’odio di diffondersi. Ma possiamo fare qualcosa di reale per qualcuno. Possiamo impedire che la disperazione abbia l’ultima parola. Possiamo trasformare l’impotenza in un gesto capace di cambiare il destino di una famiglia.

Ed è proprio questo che oggi desidero facciamo, insieme.

In Israele vive una giovane coppia Avigail e David, olim chadashim, nuovi immigrati nella nostra Terra dalla Francia. Sono arrivati con i loro due bambini, portando con sé il coraggio di ricominciare in Eretz Yisrael. Ma si sono trovati ad affrontare difficoltà economiche molto pesanti: i loro titoli professionali richiedono lunghi percorsi di riconoscimento, il lavoro disponibile non basta a sostenere il costo della vita e una nuova gravidanza, con due gemelli in arrivo, è diventata per loro motivo di angoscia.

Secondo l’appello pubblicato da Torah-Box, la famiglia ha bisogno di un sostegno concreto: aiuto domestico, assistenza con i bambini, spese essenziali e beni per i neonati. L’organizzazione ha lanciato una raccolta fondi per permettere ai genitori di affrontare questa situazione e portare avanti la gravidanza.

È qui che la nostra luce può diventare qualcosa di concreto.

Non vi chiedo di fermarvi alla commozione. Vi chiedo di trasformarla in un atto di  tzedakah. Una donazione, piccola o grande secondo le possibilità di ciascuno, può contribuire a sostenere questa famiglia in un momento decisivo e ad accompagnare la nascita di due bambini in Eretz Yisrael, per la crescita di Am Yisrael.

Due nuove vite. Due nuove anime. Due possibilità di bene che potranno aprirsi davanti al mondo.

Non sappiamo quali saranno le loro strade, quali opere compiranno, quali persone ameranno, quale bene sapranno portare. Ma possiamo scegliere oggi di non lasciare soli i loro genitori nella paura e nella difficoltà.

La tradizione ebraica ci insegna che salvare una vita è come salvare un mondo intero. Ogni essere umano porta con sé una dignità irripetibile e possibilità che nessuno può conoscere in anticipo. Sostenere una famiglia in difficoltà significa dunque molto più che contribuire a delle spese: significa riconoscere il valore della vita, farsi carico della fragilità altrui e dare corpo alla responsabilità reciproca che tiene unito il nostro popolo.

E forse è proprio questo il messaggio che dobbiamo portare con noi entrando nel mese di Cheshvan.

Dopo la teshuvah che ci ha condotti attraverso Tishrei, i giorni solenni, la gioia e la luce di Sukkot e  di Simchat Torah, torniamo alla quotidianità. Non ci sono più le grandi celebrazioni a scandire ogni giornata. Ci sono il lavoro, le preoccupazioni, le responsabilità e le difficoltà di sempre.

Ma la luce della Torah non è fatta per brillare soltanto nei giorni speciali. È fatta per accompagnarci anche nei giorni ordinari, quando nessuno ci applaude, quando un gesto di generosità non farà notizia, quando possiamo scegliere di aiutare qualcuno senza sapere se il mondo se ne accorgerà.

La vera luce non ha bisogno di fare rumore. Ha bisogno di qualcuno disposto a custodirla e a trasmetterla.

Di fronte all’odio, scegliamo la responsabilità. Di fronte alla disperazione, scegliamo la speranza. Di fronte alla distruzione, scegliamo di costruire. E quando il mondo sembra dimenticare il valore della vita, ricordiamoglielo attraverso le nostre azioni.

Che il nuovo mese di Rosh Chodesh Cheshvan ci porti rinnovata forza, benedizione e capacità di fare del bene. Che possiamo essere strumenti di chesed e di or, di bontà e di luce, nella vita di chi oggi ha bisogno di noi.

Uniamoci in questa mitzvah. Aiutiamo Avigail e David. Sosteniamo questa famiglia e contribuiamo ad accogliere i loro due gemelli.

Perché non basta desiderare un mondo migliore: dobbiamo cominciare a costruirlo, una scelta alla volta, una famiglia alla volta, una vita alla volta.

E perché, quando scegliamo la vita, stiamo già accendendo una luce.

 Per contribuire alla raccolta fondi di Torah-Box:



Shabbat Shalom u-Mevorach!

Chodesh Tov!


Che sia un mese di benedizione, di nuovi inizi e di luce.


Ariel Shimona Edith



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