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Parashat Terumah – Il corpo come Mishkan: prendersi cura di sé come atto di Emunah

  • Immagine del redattore: arielshimonaedith
    arielshimonaedith
  • 20 feb
  • Tempo di lettura: 2 min

In questa puntata del mio podcast voglio partire da me. Dalla consapevolezza che il corpo è qualcosa di straordinario. Non lo abbiamo costruito noi. Non lo controlliamo davvero. Eppure funziona, respira, guarisce, reagisce.

Questa meraviglia mi porta a una responsabilità: se è un dono di HaShem, non posso trattarlo con superficialità. Ogni scelta — alimentazione, riposo, parole, emozioni — ha un effetto. Ogni cosa che faccio o non faccio lascia un segno.

Poi arriva la Parashat Terumah.

La Torah descrive con precisione la costruzione del Mishkan: misure, materiali, dettagli. Nulla è casuale. Perché? Perché deve diventare dimora della Shekhinah, la presenza Divina.

Il versetto dice:

וַעֲשׂוּ לִי מִקְדָּשׁ וְשָׁכַנְתִּי בְּתוֹכָם

“E dimorerò in mezzo a loro.”

Non dice “dentro di esso”. Dice “in mezzo a loro”.

Qui i Maestri aprono una prospettiva straordinaria:

  • Rabbeinu Bachya spiega che il Mishkan è parallelo al corpo umano, e che il Santo dei Santi corrisponde al cuore.

  • Rav Moshe Alshich insegna che l’uomo stesso è un Mishkan, e l’Aron è il cuore in cui deve abitare la Torah.

  • Rav Chaim of Volozhin parla dell’essere umano come “mikdash me’at”: ogni facoltà è come uno strumento del Santuario.

  • Rav Tzadok HaKohen di Lublino collega i 248 organi alle 248 mitzvot positive: la nostra anatomia diventa mappa spirituale.

Allora il Mishkan non è solo una costruzione nel deserto. È una chiave di lettura di noi stessi.

Se la Torah dedica così tanta attenzione alla costruzione del Santuario, forse ci sta insegnando quanto sia importante la costruzione del nostro spazio interiore.

Ma c’è un equilibrio fondamentale: prendersi cura non significa illudersi di avere il controllo assoluto. Noi facciamo la nostra parte. Ci prendiamo responsabilità. Ma restiamo affidati a HaShem Itbarach, sapendo che Egli agisce sempre per il bene, anche quando non comprendiamo.

Se la Shekhinah cerca una dimora nel mondo, forse aspetta che io inizi a costruirla dentro di me, prendendomi cura di questo corpo che è un dono, facendo la mia parte e poi affidandomi con fiducia ad HaShem Itbarach che completa ciò che io non posso completare.

La domanda che vorrei lasciare a chi ascolta è semplice e potente:

Se il mio corpo è un Mishkan, sto vivendo in modo coerente con questa consapevolezza?


 
 
 

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