Serach bat Asher, l'amata nipote di Giacobbe.
- arielshimonaedith
- 25 dic 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 26 dic 2025
Questa settimana incontriamo una delle donne più importanti della nostra storia: Serach bat Asher, l'amata nipote di Giacobbe.
Nel Sefer HaYasher, Bereshit, Vayigash leggiamo dell’incertezza con la quale i fratelli di Giuseppe di ritorno dall’Egitto, stanno valutando come comunicare al padre che Giuseppe non è morto, temono che l’emozione sia troppo forte per l’anziano genitore ma soprattutto sono consapevoli che, avendo mentito in occasione della vendita del proprio fratello, ora non saranno creduti.
Sentendole ripetere il canto due, tre volte, il cuore di Giacobbe fu preso dalla gioia, per la dolcezza della sua voce, e lo Spirito di Dio lo pervase e comprese che le sue parole erano vere. Giacobbe benedisse Serach per aver cantato queste parole davanti a lui, e disse:
«Figlia mia, che la morte non prevalga mai su di te, perché hai ravvivato il mio spirito, solo ripeti questo canto ancora una volta davanti a me, perché mi hai reso felice con le tue parole.»
Come questa donna così speciale entrò a fare parte della famiglia del nostro patriarca?
Il midrash ci racconta che dopo la morte della moglie di Asher, questi andò e prese Hadurah come moglie e la condusse nella terra di Canaan. Con loro era anche la figlia di lei, Serach, che aveva tre anni, da quel momento la fanciulla fu allevata nella casa di Giacobbe. Era di bell'aspetto, e seguiva le vie sante dei figli di Giacobbe, e il Signore le diede saggezza e intelligenza.
Il nome di Serach è menzionato ben due volte nella Torah la prima volta in Genesi 46,17 quando i figli d’Israele scendono in Egitto e la seconda volta in Numeri 46, 26 quando, dopo secoli di schiavitù, viene nominata tra gli israeliti sopravvissuti ad una piaga in Egitto.
Oltre duecento anni dopo la nascita di Serach, Mosè si sta preparando a lasciare l’Egitto con tutto il popolo, e deve adempiere all’impegno che i suoi avi avevano preso con Giuseppe di riportare con loro le sue ossa. La Gemara chiede: E da dove Mosè, il nostro maestro, seppe dove fu sepolto Giuseppe? I Saggi dissero: Serach, figlia di Asher, era ancora viva ed apparteneva alla generazione che inizialmente era scesa in Egitto con Giacobbe.
«Gli egiziani gli fabbricarono una bara di metallo e la posero nel fiume Nilo come augurio affinché le sue acque fossero benedette.»
«Giuseppe, Giuseppe, è giunto il tempo in cui il Santo, Benedetto Egli sia, ha giurato dicendo che io, cioè Dio, ci avrebbe redento. Ed è giunto il tempo per l'adempimento del giuramento che ti ha fatto il popolo ebraico di seppellirti in Eretz Yisrael. Se ti mostri, va bene, ma se no, siamo liberi dal giuramento».
Dal Maharal di Praga apprendiamo un altro episodio che coinvolge Serach, la frase segreta "Ho certamente ricordato" era la chiave per identificare i veri redentori di Israele. Nella sua opera Gevurot Hashem, ci spiega come Serach, figlia di Asher, secoli dopo la propria nascita, fu colei che confermò la legittimità di Mosè e Aronne come redentori di Israele dall'Egitto.
Ritroviamo ancora Serach, all’età di più di 650 anni, durante il regno di Davide, “quale donna ha salvato la città? È Serach bat Asher, al tempo in cui Sheva ben Bichri si ribellò e fuggì da Davide in Abel Beth Maacah”.
I maestri ci insegnano che diverse persone non sono mai morte, potete leggere il meraviglioso midrash Bereshit Rabba parashat Chaye Sarah per conoscere i nomi dei tredici che non sono mai morti, tra loro leggiamo insieme quale è il motivo che ha determinato l’immortalità di Serach, figlia di Asher: essa era sempre stata giusta.
C'è una tradizione, nella comunità ebraica persiana, che dice che Serach è ascesa alla corte celeste per studiare di nuovo con Giuseppe e Giacobbe. Vi si racconta che non fu un turbine miracoloso a portarla via, fu un incendio. Bruciò, intrappolata con altri ebrei di Esfahan, mentre la vecchia sinagoga crollava. Era il XII secolo e.v. viveva in questa città della Persia (oggi Iran), dal IX secolo e.v. Aveva viaggiato più volte dal Regno di Giuda alla Persia e viceversa fin dall'esilio babilonese. Si racconta che quando il fuoco si spense e le pietre si raffreddarono, altri corpi vennero trovati, ma Serach non c'era più. Era stata portata via viva.
Quando la sinagoga fu ricostruita, divenne nota come Sinagoga di Serach bat Asher. Secondo Mark Bergman, Nel cimitero ebraico di Isfahan, si trovava, almeno fino alla fine del XIX secolo, una lapide che segnava il luogo di riposo finale di "Serach, figlia di Asher, figlio del nostro Patriarca Giacobbe", morta nell'anno equivalente al 1133 d.C. La tomba di Serach bat Asher, contrassegnata da un piccolo mausoleo noto come heder Serach, "Stanza di Serach", rimase per secoli uno dei luoghi di pellegrinaggio più noti per gli ebrei di Persia.
Non so se Serach sia ascesa, come viene narrato o, come credo sia viva e attiva nel nostro popolo. Certamente possiamo riconoscere la presenza del suo esempio della sua fede, della sua libertà, della forza con cui ha attraversato e probabilmente ancora attraversa e tiene unita tutta la nostra storia, nelle donne del nostro popolo che pregano, amano, danzano, lottano che non perdono mai la speranza, che attraversano e danno vita con la propria carne alla nostra storia, che non temono di poggiare i piedi sulla nostra Terra.
Dalle nostre case, ovunque nel mondo, possiamo, ognuna o insieme, condividere la strada che ci porterà nell'altra stanza, dove ci raggiunge Serach bat Asher, e migliaia e migliaia di donne che meritano di stare con lei.
Shabbat Shalom





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