Ventiseiesima puntata - Beshalach. "Cantate ad Hashem, poiché è stato immensamente grandioso, cavallo e cavaliere ha gettato in mare!"
- arielshimonaedith
- 30 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Vi invito ad ascoltare la nuova puntata del mio podcast che trovate qui
La parola BeShalach da cui il titolo della Parashat significa letteralmente “quando egli mandò” o “quando lasciò andare”
Il termine deriva dalla radice שלח )shin lamed chet) che significa mandare o inviare ha diversi significati profondi nella tradizione ebraica, sia linguistici che spirituali.
1. Inviare/Mandare in Missione
Il significato più diretto è mandare o inviare. Nella Bibbia, chi è "mandato" spesso riceve una
missione o un incarico da parte di Dio o di una figura autorevole. Ad esempio, Mosè viene "inviato" dal Signore dal roveto ardente a liberare Israele. La radice esprime quindi fiducia e compito.
2. Libertà e Distacco
Nella parashah BeShalach, il riferimento è al Faraone che "lascia andare" il popolo. Qui non significa concedere la libertà, sciogliere i vincoli. La Mishnah usa la stessa radice per il "divorzio" - get גט שליחין cioè, la liberazione dal legame matrimoniale Gittin 1:1.
3. Distacco per una Causa Superiore
Nel pensiero chassidico e nelle opere di Mussar, viene identificato anche con il lasciare andare ciò che ci trattiene (paure, limiti, abitudini negative) per avanzare verso una meta elevata. Uscire dall'Egitto personale" richiede - sapersi liberi e orientarsi al futuro.
4. Rappresentanza e Delegazione
"שליח" La Mishnah parla di (shaliach, 'inviato' o ‘messaggero'): chi agisce al posto di un altro, sottolineando il senso di fiducia e responsabilità affidata a qualcuno
Kiddushin 2:1.
In sintesi:
שליח racchiude l'idea di spingere verso il cambiamento, conferire fiducia, compiere una missione e liberare per qualcosa di più alto. Il suo senso spirituale racchiude l'idea di spingere verso il cambiamento, conferire fiducia, compiere una missione e liberare per qualcosa di più alto. Il suo senso spirituale è l'invito a lasciar andare le proprie "schiavitù" interiori per diventare artefici della
propria redenzione e messaggeri di una missione divina.
Sono debitrice per questa riflessione a questo bellissimo brano che vi consiglio di leggere
La Cantica di Moshè si trova in Shemòt/Esodo 15, 1 - 19
Quella di Miriam Shemòt/Esodo 15, 20 - 21
Da dove impariamo che “Per merito delle donne virtuose di quella generaizone gli erbei furono redenti dall’Egitto”? Trattato Sotà 11b Talmud Babilonese per chi possiede la traduzione in italiano del progetto Talmud la trovate a pag 107
Nella condivisione della gioia con cui invito ad unirci al canto del popolo ebraico grato.
Shabbat Shalom



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