Tra ideologia scolastica e realtà: la sottovalutazione del rischio estremismo e il dovere di chiamare il terrorismo con il suo nome
- Demetrio Shlomo Yisrael Serraglia
- 4 giorni fa
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Le cronache degli ultimi giorni ci pongono davanti a un cortocircuito logico e culturale che non è più possibile ignorare. Da un lato assistiamo a iniziative scolastiche, come la gita degli studenti a Trieste per distribuire cibo ai migranti irregolari, presentate sotto la rassicurante etichetta della "solidarietà". Dall'altro, veniamo drammaticamente risvegliati dai tragici fatti di Modena, che ci impongono di guardare in faccia la realtà e di chiamare le cose con il loro nome: si è trattato di terrorismo islamico, senza se e senza ma.
Il legame tra questi due contesti, per quanto si cerchi di negarlo in nome del politicamente corretto, risiede nella totale assenza di regole e nella superficialità con cui si gestiscono dinamiche epocali. Portare dei ragazzi sul campo senza una preparazione profonda, neutrale e strutturata significa somministrare loro una visione parziale della realtà. Si insegna l'accoglienza a tutti i costi, ma si omette sistematicamente di spiegare che un sistema privo di controlli rigidi e di filtri di sicurezza si traduce inevitabilmente in caos sociale e, come la cronaca purtroppo dimostra, in un terreno fertile per la radicalizzazione e la violenza ideologica.
Ciò che ferisce e preoccupa maggiormente è il balbettio delle istituzioni e di parte dei media. Davanti a un atto di chiara matrice estremista, si assiste troppo spesso al tentativo di derubricare il crimine, di cercare attenuanti sociologiche o di rifugiarsi dietro formule di circostanza pur di non pronunciare la parola "terrorismo". Questa mancanza di una presa di posizione netta e ferma contro l'estremismo islamico è un segnale di debolezza inaccettabile. Non possono esserci zone grigie o timori reverenziali quando si tratta della sicurezza nazionale e della difesa dei nostri valori fondanti.
La scuola ha il dovere di formare cittadini consapevoli, non attivisti ingenui. E lo Stato ha il dovere primario di proteggere i propri cittadini, garantendo la legalità e condannando con fermezza assoluta, e senza ipocrisie, chi porta il terrore nelle nostre città. Fino a quando si continuerà a separare la retorica dell'accoglienza indiscriminata dalle sue dirette conseguenze sulla sicurezza pubblica, e fino a quando non si avrà il coraggio di definire il terrorismo per quello che è, saremo condannati a subire le conseguenze di una cecità ideologica non più tollerabile.
È tempo che le istituzioni escano dall'ambiguità: si condanni il terrorismo senza reticenze e si rimetta la sicurezza dei cittadini al centro dell'agenda politica.
Demetrio Shlomo Yisrael Serraglia





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