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"Dio mi ama sempre e desidera io abbia sempre e solo il bene"

  • Immagine del redattore: arielshimonaedith
    arielshimonaedith
  • 19 set 2025
  • Tempo di lettura: 5 min

 

Sta per finire il mese di Elul e con esso il 5785, tempo per ognuno di noi di fare il punto della situazione: mi concentro sull’accrescimento nell’osservanza delle mitzvoth, i precetti, sulla volontà e la gioia che accompagnano questo ma, altrettanto, guardo con tutta l’onestà di cui sono capace i miei numerosi errori e cerco di rimediare, chiedendo scusa o impegnandomi a fare meglio e di più.

La preoccupazione per ciò che sta accadendo nel mondo, per la guerra in corso, per quella che molti potenti della terra sembrano voler scatenare, come se loro non abitassero sulla terra. Ma anche la violenza dell’antisemitismo che si manifesta in tutta la propria consistente mediocrità. A queste si aggiungono le preoccupazioni che attengono la mia vita personale e familiare, quelle di cui non parlo perché non vanno rese pubbliche.

Ogni ambito è oggetto per me di un dialogo ininterrotto con Hashem, il Signore, ed è solo a Lui che posso affidare ed affidarmi. La emunah, fede, è qualcosa che deve essere coltivata e scelta ma è anche qualcosa che può essere chiesta, per farlo, ho scoperto, è necessario avere bitachon, fiducia, allora ti coglie un senso di potente ottimismo e sicurezza basato sulla fede. Ebbene sì, sono due strumenti che si compenetrano e si alimentano reciprocamente.

Posso dire che non è semplice perché si tratta di un equilibrio tra la necessità di agire e farlo in conformità con la Torah e sapere che comunque qualunque cosa è da Hashem e che Lui è buono e quindi non può che essere per il bene. Com’è possibile? Non lo so, lo sto vivendo e man mano che lo vivo qualcosa in me profondamente si tranquillizza e comprende, ma nello stesso tempo mi obbliga ad agire, intervenire, parlare…

Quello che posso dire è che si tratta della cosa più difficile ed entusiasmante che mi sia mai accaduto di provare: si tratta di un senso profondo di responsabilità personale che ci domanda una sorveglianza meticolosa di ogni nostra azione, parola, pensiero ma nello stesso tempo ci chiede di restare nella certezza che nulla può essere se non da Hashem. C’è un limite a questo bene che ci viene dato ed è quello posto da ognuno di noi quando pensiamo con presunzione che ciò che siamo o non siamo, abbiamo o non abbiamo, derivi da noi, dal nostro lavoro, dalle nostre capacità intellettuali o fisiche, accade quando pensiamo, per esempio, che a guarirci da una malattia da un dolore sia un medico o un farmaco, ebbene non è così, il medico, il farmaco, diventano medicina nella misura in cui operano in conformità con il Signore e noi siamo in grado di accogliere il loro intervento sapendo che è da Hashem.

Altrettanto noi non dobbiamo sottrarci dal fare la nostra parte perché non siamo più nel tempo della manna dal cielo, siamo nel tempo dell’abitare la Terra e dell’abitarla con tutto ciò che questo comporta. Siamo nel mondo, siamo stati tratti dalla terra ed abbiamo ricevuto lo Spirito, abbiamo il dovere di agire in conformità con questo e di non sottrarci dalla necessità di compiere le azioni pratiche che ci sono chieste, ma altrettanto diventiamo pericolosi quando pensiamo di poterci sostituire a Dio, è allora che la scoperta più utile per l’essere umano può trasformarsi in un'arma di distruzione di massa.

Desidero ora condividere con voi che mi leggete e mi ascoltate come ho guardato ad un avvenimento accaduto nel corso della settimana, come ho visto l’opera di Hashem in ciò che è accaduto: lo “scontro” televisivo tra un comico in pensione ed Eyal Mizrahi.

Ciò che posso e voglio dire in merito è che Eyal non è solo un caro amico, è una delle persone più importanti della mia vita perché è attraverso lui che il Signore mi ha permesso di incontrare mio marito, il dono più grande che ho ricevuto nella vita. Partendo da questo scrivo ciò che ho visto accadere nei filmati che stanno rimbalzando nei social. Ciò che ho visto è un confronto tra un uomo di grande valore, Eyal, che con grande pacatezza si stava prestando a quello che sarebbe dovuto essere un dibattito, ed una persona, perfetto rappresentante di quello che possiamo definire con un neologismo “propallllestinismo”, pieno di aggressività, livore, ignoranza e soprattutto invidia.

A chiunque guari non può che risultare evidente il valore di Eyal, anche per chi non lo conosce personalmente come me, di fronte alla palese inconsistenza e banalità delle

non-argomentazioni portate dalle controparti presenti. Perché, se il comico in pensione è stato pessimo, altrettanto lo sono stati la conduttrice e il finto montanaro. Persone che urlano assecondando i peggiori istinti di un pubblico che, come accadeva nei ludi dell’antica Roma, chiede solo rissa, violenza, banalità, ed inconsistenza…

Purtroppo per loro in questa occasione si sono trovati ad avere a che fare con un uomo che conosce realmente, profondamente, concretamente e spiritualmente la realtà di Israele e che porta in sé qualcosa di talmente grande da non poter essere accolto da chi l’ha persa da tempo o forse non l’ha mai avuta: la dignità della verità, la potenza della vita che si è confrontata con la morte, con rispetto e dolore, senza voltare la faccia dall’altra parte. Il pollaio televisivo non ha potuto oscurare la forza di Eyal ed è questo che li ha fatti letteralmente uscire di testa.

Eyal con l’autenticità della sua presenza e della sua essenza mi ha resa così felice di avere l’onore di conoscerlo e di poterlo incontrare che non posso che rendere di questo grazie e vedere in azione l’opera di Hashem, perché chiunque sia dotato di buon senso non può che avere visto esattamente quello che ho visto io in questa trasmissione: la luce di Israele e l’oscurità mortifera di chi sostiene il terrorismo palestinese.

Eyal ha testimoniato che Israele, gli amici di Israele, noi non ci gireremo mai dall’altra parte continueremo a fare ciò che possiamo e dobbiamo sapendo che soltanto il Signore ha la forza e la verità dell’ultima parola.

Noi siamo niente quando crediamo di poterci sostituire a Lui.

Ma altrettanto non dobbiamo dimenticare di essere creature create dal Santo Benedetto Egli Sia, a Sua immagine, perché questa consapevolezza può darci kavod, onore, onore inteso come peso della responsabilità, responsabilità dell’amore e della gioia che accompagnano la possibilità di compiere in ogni istante la Sua volontà.

Siamo liberi di scegliere, Lui ha posto di fronte a noi il bene e il male e ci ha invitato a scegliere il bene, non è semplice ma non possiamo esimerci dal farlo.

Sono grata per ogni istante di questa vita, anche quando nel mostrarmi la pochezza, la meschinità, la tristezza e la rabbia dei nostri nemici e odiatori mi restituisce la consapevolezza che, perfino loro, se si affidassero agli insegnamenti della Torah potrebbero vedere, capire e scegliere il Bene e in un istante sarebbe Shalom!


Shabbat Shalom


per il titolo sono debitrice a questa meravigliosa preghiera/canzone che vi invito a cantare e ballare

 

Ariel Shimona Edith Besozzi


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