top of page

📚 Shomron: la Terra che Ricorda — Storia, Archeologia e il Diritto Inalienabile d'Israele

  • Immagine del redattore: arielshimonaedith
    arielshimonaedith
  • 21 lug
  • Tempo di lettura: 5 min

La Pietra che Parla: Shomron, Capitale del Regno d'Israele


C'è un colle in Samaria che non ha mai smesso di raccontare. Non lo fa con le parole degli uomini di oggi, ma con qualcosa di più antico e più ostinato: la pietra, la ceramica, l'inchiostro a base di carbone che un funzionario dimenticato tracciò su un coccio quasi tremila anni fa.

La Torah stessa custodisce l'atto di nascita di questa città. Nel IX secolo a.C., il Re Omri comprò il colle da un uomo chiamato Shemer, e vi costruì la nuova capitale del Regno d'Israele, chiamandola Shomron in suo onore (1 Melachim 16:23-24). Non è leggenda: è cronaca biblica, ed è cronaca che la terra ha confermato. Suo figlio Acab vi eresse palazzi monumentali, tra cui il celebre "Palazzo d'Avorio" (1 Melachim 22:39) — e gli scavi hanno riportato alla luce proprio quegli intarsi d'avorio, sepolti per millenni sotto la polvere, ad attendere di testimoniare.

E poi ci sono loro: gli Ostraca di Samaria. Oltre cento frammenti di ceramica — sessantatré ancora leggibili — incisi in scrittura paleo-ebraica, scoperti nel 1910 proprio nel cuore dell'antica acropoli reale. Non sono poesia, non sono proclami: sono semplici registri amministrativi, spedizioni di vino invecchiato e olio raffinato da villaggio a villaggio. Ma è proprio nella loro banalità quotidiana che risiede la loro forza di testimonianza. Tra quelle righe compaiono nomi come Gaddiyahu e Ovadyahu — nomi che portano cucito addosso, come suffisso, il Nome di Hashem stesso: Yah. Un impiegato del re, duemilaottocento anni fa, scriveva il proprio nome e vi includeva Dio. Questa non è narrazione: è amministrazione ordinaria di un popolo che viveva, scriveva ed esisteva, in ebraico, su questa terra. L'archeologia non emette sentenze politiche — ma quando parla, dice una cosa sola: Shomron è, ed è sempre stata, casa.


Un Filo che Non si Spezza: da Erode il Grande a Sebaste

La storia ebraica conosce l'esilio, la deportazione, la cenere — ma raramente conosce l'oblio totale. Dopo la caduta del Regno del Nord nel 722 a.C. e le deportazioni assire, si potrebbe pensare che il legame con questo colle si fosse spezzato per sempre. E invece no.

Secoli dopo, nel I secolo a.C., è Erode il Grande a rialzare quelle rovine, ribattezzando la città Sebaste in onore dell'imperatore Augusto. Il tempio, il foro, il teatro, il maestoso colonnato romano che ancora oggi si possono camminare: sono la prova fisica che questo luogo non è mai uscito dal cuore della storia giudaica, nemmeno sotto dominazione straniera. Persino la tradizione cristiana, secoli più tardi, riconobbe la centralità spirituale del sito, identificandovi il luogo di sepoltura di Giovanni il Battista. Un colle che ha attraversato regni, imperi e fedi diverse, restando sempre — sotto ogni strato — profondamente, innegabilmente, la terra di Israele.


Il Ritorno: la Liberazione della Giudea e della Samaria (1967)

La storia biblica di Israele non è mai stata solo il racconto di una conquista, ma quello di un ritorno — teshuvah nel senso più letterale: tornare al proprio posto. Dopo secoli di dominazioni straniere, ottomana e poi britannica, nel 1948 il neonato Stato d'Israele fu aggredito dagli eserciti arabi. In quel caos, il Regno di Giordania occupò illegalmente la Giudea e la Samaria, imponendo il nome artificiale di "West Bank" — un tentativo, neppure troppo velato, di recidere il legame biblico e cancellare la memoria.

Ma la memoria di un popolo, quando è scritta nella Torah e scolpita nella pietra, non si cancella con un nome inventato a tavolino. Nel 1967, di fronte a un'ulteriore guerra scatenata per l'annientamento di Israele, le Forze di Difesa Israeliane liberarono la Giudea e la Samaria. Non fu una conquista: fu il popolo ebraico che tornava a camminare sul colle che Omri aveva comprato, sulle pietre che Acab aveva innalzato, sui cocci su cui degli scribi, tremila anni prima, avevano scritto il Nome di D-o accanto al proprio.


Il Fallimento di Oslo e la Necessità del Ripristino Pieno della Sovranità

Nel corso degli anni '90, Israele ha compiuto enormi sacrifici in nome della pace, firmando gli Accordi di Oslo e cedendo la gestione di ampie porzioni di Giudea e Samaria a un'entità araba palestinese, con la speranza che ciò portasse alla convivenza.

La risposta a queste concessioni non è mai stata la pace, ma una catena ininterrotta di violenza e rifiuto:

Le Intifade e il terrorismo sistematico: Ondate di attentati suicidi, sparatorie e violenze dirette contro i cittadini israeliani in Giudea, Samaria e in tutto il Paese.


Il ritiro da Gaza e il 7 Ottobre

L'esperienza del disimpegno totale da Gaza nel 2005 ha mostrato le conseguenze della cessione di territorio: la creazione di una roccaforte palestinese del terrore culminata nel massacro del 7 ottobre, un attacco pianificato, eseguito e sostenuto da ampi settori della società palestinese.

Il sostegno diffuso al terrorismo degli arabipalestinesi residenti in Giudea e Samaria

L'istigazione permanente e l'incitamento all'odio manifestati dalle autorità e dalla popolazione palestinese dimostrano l'assenza di qualsiasi volontà di pacificazione.

Questi eventi hanno dimostrato nei fatti il definitivo annullamento concettuale e pratico degli Accordi di Oslo. La terra concessa in cambio di una pace mai voluta dagli arabi non può rimanere nelle mani di chi la usa per negare la storia e promuovere la distruzione di Israele.


Nota di attualità: Busan, luglio 2026

Mentre scrivo, il Comitato del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO è riunito a Busan, in Corea del Sud, per la sua 48ª sessione. Sul tavolo, tra gli altri dossier, c'è proprio Sebastia: l'Autorità Palestinese sta facendo pressione perché il sito venga inserito nella lista del patrimonio mondiale e persino in quella dei siti "in pericolo" presentandolo come identità "palestinese" con cinquemila anni di storia. È l'ennesimo tentativo di un organismo politicizzato di travestire da tutela culturale quella che è, nei fatti, una battaglia per cancellare la memoria ebraica di questa terra. Secondo l'UNESCO non esiste nessun ostracon paleo-ebraico, nessun palazzo di Acab, nessuna pietra del Regno d'Israele, appartiene a una "identità palestinese" che nell'antichità semplicemente non esisteva. Il ministro israeliano del Patrimonio, Amichai Eliyahu, l'ha detto senza mezzi termini: l'UNESCO può dire quello che vuole, ma se tenta di inventare narrazioni contro la verità, non ci riuscirà. È lo stesso ministero che ha avviato nuovi scavi a Sebastia, riportando alla luce ulteriori tracce della capitale del Regno del Nord.


Conclusione

Di fronte ai tentativi dell'UNESCO e di organismi internazionali di riscrivere la storia per ragioni politiche — attribuendo Sebastia a un'identità palestinese storicamente inesistente — l'archeologia riafferma la Verità. La Giudea e la Samaria non sono territori contesi o estranei: sono la culla del popolo ebraico, l'unico popolo che su questo colle ha lasciato un nome, una lingua, un re, un Tempio d'avorio e un Dio scritto nel proprio nome. Gli arabi palestinesi, in quanto tali, non vantano su questa terra alcun diritto storico, archeologico o sovrano: la loro presenza qui è successiva, la loro identità nazionale, come riconosciuto persino da molte fonti non israeliane, è una costruzione politica del Novecento, mentre Shomron era già capitale d'Israele tremila anni prima. Organismi come l'UNESCO, quando si prestano a certificare come "patrimonio palestinese" ciò che l'archeologia attribuisce inequivocabilmente a Israele, non fanno tutela culturale: fanno propaganda, e si rendono complici di una narrativa strutturalmente antiebraica che nega al popolo ebraico persino il diritto di essere riconosciuto come indigeno della propria terra. Il recupero, la tutela e il ripristino della piena sovranità ebraica su tutta la terra d'Israele rappresentano non solo un imperativo di sicurezza nazionale, ma un atto di giustizia storica e morale inalienabile.

Commenti


© 2023 by "This Just In". Proudly created with Wix.com

bottom of page